Storia del Pensiero Americano in Italia

IL Sogno Americano nei grandi Pensatori Italiani

La comunanza di intenti che ha portato alla formazione degli Stati Uniti d’America è molto più profonda di quella di un popolo che sposa una cultura di un altro popolo.

Qui si tratta di mostrare che alcuni principi realizzati dai Padri Fondatori Americani erano difatto idee che non erano per niente estranee ai pensatori italiani già nel 1700, ma solamente idee illuminate che il nostro sistema politico ha impedito di realizzare in Italia.

Le idee che stanno alla base della fondazione della Costituzione Americana non sono idee solamente “Americane”. 

Sono idee che hanno a che fare con la gestione di una società che per forza di cose nasce come eterogenea, mischiando persone con differenze di credo, cultura e idea politica in un contesto dove per forza di cose ci cerca l’unità nella differenza.

Si guarda alla risoluzione di un problema insieme piuttosto che dividersi i tanti piccoli gruppi indipendenti e l’uno contro l’altro che singolarmente non possono realizzare molto.

Unire nelle diversità.

Pertanto il termine “Americano” è per rispetto ad un popolo che prima di noi Italiani è riuscito nell’intento di realizzare questi principi.

Noi pensiamo che questo pensiero abbia profonde radici nelle idee di alcuni grandi pensatori Italiani, pensatori che hanno avuto l’unica grande “colpa” di non riuscire a concretizzare questi pensieri libertari in Italia.

Ma noi sposiamo il sistema politico Americano anche per l’aiuto ed il sostegno che l’America ha dato all’Italia in un frangente delicato quale quello del dopoguerra, dove il loro aiuto contro l’oppressione totalitaria Nazista ha impedito contemporaneamente che l’Italia potesse finire nelle mani di una potenza comunista, passando da un sistema totalitario ad un’altro, sebbene di colore diverso.

Meglio essere chiari dall’inizio. Ad un’alleanza con un’Europa che non ci rappresenta, ad una possibile collaborazione diretta con la Cina, la Russia o gli stati islamici, noi preferiamo l’America, come concetto basilare e a prescindere degli eventuali difetti che ogni nazione composta da uomini può avere, e dagli sbagli che può commettere nel portare avanti i propri valori.

Nessuno stato è perfetto. Ma nell’imperfezione che caratterizza ogni stato noi scegliamo gli Stati Uniti d’America.

Perché questo è un Movimento Italiano

Non è un caso che il termine “America” derivi da Amerigo Vespucci, il navigatore fiorentino legato insieme a Cristoforo Colombo alla storia della scoperta del Nuovo Mondo.

L’idea della costituzione Americana non nasce esclusivamente in America.

Amerigo Vespucci

Nasce con grandi pensatori che in tutto il mondo si riunirono virtualmente per portare avanti una società differente.

Il simbolo che abbiamo creato per il movimento ha una statua al centro che assomiglia alla Statua della Libertà presente a New York.

Ma non è la stessa statua. Si trova sul Duomo di Milano e fu realizzata nel 1810 in epoca napoleonica da Camillo Pacetti, e avrebbe ispirato Frederic Auguste Bartholdi, nel 1885, per la realizzazione della Statua della Libertà di New York.

Lady Liberty a New York e la statua della Nuova Legge a Milano
Amedeo Giannini

Poi abbiamo l’Italo Americano Amedeo Giannini, che all’inizio del XIX secolo fondò la Bank of Italy, che nel 1927 divenne la Bank of America.

Filippo Mazzei

E abbiamo anche Philipp (nato Filippo) Mazzei, nato a Poggio a Caiano, in Toscana, il 25 dicembre 1730. Lui è l’uomo che ha portato un poco d’Italia nella Rivoluzione Americana. Illuminista, prima visse a Londra e poi approdò sull’altra sponda dell’Oceano per partecipare alla Guerra d’Indipendenza, svolgendo il ruolo di mediatore per gli acquisti delle armi che servivano ai coloni che si erano ribellati agli inglesi. Fu molto amico di Thomas Jefferson e di altri Padri della Patria come George Washington, John Adams e James Madison.

Gaetano Filangieri

Un esempio però fondamentale dell’Italianità di questo pensiero americano è  il Giurista napoletano Gaetano Filangieri. 

La densa corrispondenza tra Benjamin Franklin, padre fondatore Americano e il Filangieri è ampiamente documentata e comprovata.

Gaetano Filangieri pubblica nel 1774 la sua opera “La scienza della Legislazione”. 

In questa opera che ancora oggi viene studiata accademicamente, troviamo molti punti di comunanza con la Costituzione americana che venne poi redatta la prima volta nel 1789. Ad un’anno dalla morte di Filangieri.

Benjamin Franklin

Questa corrispondenza di idee è stata documentata al Museo Filangieri di Napoli, con l’esposizione di 15 delle lettere tra Franklin e Filangieri.

La corrispondenza inizia nel 1781 e non può andare oltre al 1788, anno nel quale il genio 35enne Filangieri viene stroncato dalla tubercolosi.

«È la prima volta — dice Paolo Jorio, direttore del Filangieri — che le missive sono visibili». La Scienza della Legislazione, cinque libri divisi in sette volumi e pubblicata tra 1780 e 1788, individua la libertà nella corretta applicazione di leggi giuste. «Franklin conobbe la dottrina di Filangieri grazie a Luigi Pio, segretario di Legazione a Parigi per il Regno delle Due Sicilie. L’uomo, infatti, consigliò al padre fondatore americano la lettura delle sue opere». In una lettera a Gaetano, Pio scrive: «Il nostro Franklin legge stentatamente l’italiano, ma lo capisce benissimo: ha incominciato a gustare le di lei dottrine, che trova esposte con chiarezza e precisione». 

Museo Civico Gaetano Filangeri, Napoli

Ancora oggi, la American Philosophical Society di Philadelphia conserva una copia della “Scienza”: i primi due volumi presentano numerosi appunti e sottolineature di Franklin. Non solo: «Pio — riprende Jorio — aggiunge anche che dagli Usa attendevano con ansia una copia dei suoi scritti sulla legislazione criminale “che sarà più utile per la sua nazione, mancante tutt’ora di molti lumi su quest’articolo“».

American Philosophical Society di Philadelphia

I rapporti epistolari tra Filangieri e Franklin in seguito divennero diretti e personali tanto che il filosofo napoletano in una lettera datata 2 Dicembre 1782, gli confidava il suo segreto desiderio di recarsi a Filadelfia per «concorrere al Gran Codice, che si prepara nelle Province Unite d’America». Dalla risposta scritta mandata da Franklin a Filangieri si evince il chiaro interesse dello statista americano verso quel lavoro, che sarebbe divenuto base per il Diritto Penale in Pennsylvania.

Nella lettera il filosofo Napoletano scriveva a Franklin: “Fin dall’infanzia Filadelfia ha richiamati i miei sguardi. Io mi sono così abituato a considerarla come il solo paese ove si possa essere felice che la mia immaginazione non può disfarsi di questa idea. Ma come abbandonare il proprio paese, senza un motivo ragionevole da addurre.

I miei lavori sulla legislazione non potrebbero forse determinarvi di invitarmi per concorrere al gran Codice che si prepara nelle Province Unite d’America, le leggi delle quali debbono decidere della loro sorte non solo, ma della sorte anche di tutto questo nuovo emisfero?  giunto che sarei in America, chi potrebbe più ricondurmi in Europa!

Dall’asilo della virtù, dalla patria degli eroi, dalla città dei fratelli potrei io desiderare il ritorno in un paese corrotto dal vizio e degradato dalla servitù? La mia anima abituata alle delizie d’una libertà nascente, potrebbe adattarsi più allo spettacolo d’una autorità onnipotente depositata nelle mani di un solo uomo? Dopo aver conosciuta ed apprezzata la società dei cittadini, potrei io desiderare il consorzio de’ cortigiani e degli schiavi?”

La corrispondenza Frankin-Filangieri esposta a Napoli
Thomas Jefferson,
Terzo Presidente Americano

La relazione epistolare tra Filangieri e Franklin testimonia uno scambio di idee che risulta essere decisivo sia nella ricostruzione del pensiero che i Rivoluzionari Americani, primi fra tutti Franklin e Jefferson, esercitarono sull’elaborazione della Scienza della Legislazione, sia per il contributo che il filosofo napoletano offrì nello gettare le fondamenta della Nuova Nazione degli Stati Uniti d’America.

Johann Wolfgang Goethe

Jefferson richiamava molto Filangieri, per il comune interesse verso l’educazione del popolo, la centralità della piccola proprietà terriera e soprattutto perché entrambi parlarono della felicità, Ciononostante non ci sono prove di una diretta conoscenza tra loro, tantomeno Jefferson fu tra i viaggiatori illustri – tra cui Goethe – che fecero visita a Filangieri a Napoli.

La corrispondenza tra Filangieri e Luigi Pio fornisce la prova non solo che Franklin lesse ed apprezzò i primi due volumi della Scienza della Legislazione, ma decise altresì di mandare in dono a Gaetano Filangieri un saggio politico, non meglio precisato. 

Nella terza missiva tra Luigi Pio e Filangieri dell’11 settembre 1781, Pio scrisse «[…]Il nostro Franklin con cui sono, come privato però, legato in qualche amicizia, mi mostrò desiderio di leggere la di lei opera, di cui io gli aveva parlato. Ho dovuto soddisfarlo, e con mio piacere. Per gratitudine mi ha il filosofo americano regalate le sue opere in quarto grande piene delle più giudiziose fisiche esperienze, dalle quali traggo piacere ed utile. Legge un po’ stentatamente l’italiano ma lo comprende benissimo e già mi dice di aver incominciato a gustare le di lei dottrine che trova esposte con “molta chiarezza e precisione”. Sono le sue parole. Mi commette di dirle che aspetta con ansietà il tomo che tratterà della legislazione criminale, perché questa sarà più utile per la sua nazione, mancante tutt’ora di molti lumi su quest’articolo. Coraggio dunque. Ella scriva di buon inchiostro, perché dee rendersi utile ad un’intiera nazione la quale (lasciando da parte tutti gli oggetti politici) figura in oggi tra tutte le altre che coprono da molti secoli la faccia dell’universo[…]».

Lettere di Gaetano Filangieri

Nel 1785 Franklin lasciò Parigi e fece ritorno in America, per essere attivamente coinvolto nella politica del suo Paese: egli divenne sempre più popolare e il 18 Ottobre 1785 fu eletto sesto Presidente del Consiglio Supremo Esecutivo della Pennsylvania, ricoprendo il suo ruolo per tre anni.

L’ultima lettera, datata 14 ottobre del 1787, fu inviata da Franklin al Filangieri alcuni giorni dopo il lancio della Costituzione Americana. 

In questa lettera era allegata una copia della Costituzione varata un mese prima: Franklin ne approfitta anche per dirgli che «se altri volumi dell’impareggiabile opera vostra siano stati resi di pubblica ragione, io sarei lieto di averne anche otto esemplari».

Purtroppo questa fu l’ultima lettera, Filangieri la ricevette poco prima della sua morte, avvenuta a Vico Equense il 21 luglio 1788.

Noi abbiamo deciso di continuare questa tradizione.

GAETANO FILANGIERI E’ IL NOSTRO PADRE FONDATORE, E TRAMITE LUI CI SENTIAMO PARTE DEL PENSIERO ITALIANO CHE HA DATO ORIGINE ALLA COSTITUZIONE AMERICANA.

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